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L’albero della rudraksha è un sempreverde: il suo nome scientifico completo è Elaeocarpusganitrus e cresce sia alle pendici dell’Himalaya che in svariate altre regioni dell’Indonesia, Sud Est Asiatico e Nuova Guinea.

La sua particolarità è quella di dare vita a bacche di colore blu grandi circa come una noce o un’oliva.

Bacche di colore blu che contengono i semi di rudraksha

Bacche di colore blu che contengono i semi di rudraksha

Queste bacche – che al loro interno contengono semi di colore rosso/marrone – possono avere diverse caratteristiche, e, solitamente, i semi che contengono si distinguono in base al numero degli spicchi o “mukhi” (“mukhia” in sanscrito significa faccia) di cui sono composti. La particolarità dei semi è di essere non solo divisi in spicchi ma anche di essere percorsi da piccole scanalature e possedere un foro centrale.

Ma i semi di rudraksha sono molto più di un semplice frutto della terra. Hanno infatti un ruolo di grande importanza per chiunque sia alla ricerca di creare per sé una rinnovata spiritualità, ottenendo benefici tramite la positiva influenza di questi piccoli alleati.

Secondo la medicina ayurvedica questi semi hanno effetti benefici sul nostro stato psico-fisico perché in grado di alleviare le conseguenze di mali oggi molto comuni come stress, depressione, ansia e stanchezza mentale.

Rosari di preghiera nepalesi con filo rosso, Pokhara, Nepal

Rosari di preghiera nepalesi con filo rosso, Pokhara, Nepal

I mukhi

I semi di rudraksha non sono tutti uguali: come detto, ogni seme è caratterizzato da scanalature verticali denominate mukhi e ogni albero dà vita a semi diversi tra loro per forma e numero di mukhi.

Le scanalature formano sulla superficie dei semi dei piccoli segni simili a lobi, e il beneficio che un dato seme può apportare dipende proprio dalla quantità di scanalature presenti.

Inoltre, ciascun seme è associato ad una specifica divinità, ad uno specifico mantra e a specifiche proprietà.

Il seme con otto spicchi, ad esempio, riconduce a Ganesh, quello a quattro mukhi è dedicato a Brahma, quello a tre ad Agni, quello con due soli spicchi rappresenta Vishnu mentre il seme con un solo mukhi corrisponde a  Shiva.

Per intenderci: i rudraksha hanno più comunemente 5-6 mukhi, mentre i più pregiati possono arrivare anche a più di 12.

Rudraksha, semi di frutti di Elaeocarpus Ganitrus

Rudraksha, semi di frutti di Elaeocarpus Ganitrus

Proprietà e significato dei Semi di Rudraksha

Ora che abbiamo scoperto origini e caratteristiche di questi semi speciali, facciamo un piccolo passo indietro: conosci il significato del nome “rudraksha”? Innanzitutto, questo termine nasce dall’unione di due parole: “rudra”, uno dei nomi di Shiva e “aksha”, che significa “lacrime”.

Le scritture sacre induiste più antiche – i testi vedici – riportano un racconto che tramanda fino a noi una storia suggestiva e preziosa: secondo il racconto, il Dio Shiva un giorno si sedette a meditare e al risveglio dalla sua meditazione cominciò a piangere di compassione realizzando la profonda sofferenza a cui gli esseri umani erano sottoposti quotidianamente.

Quando le sue lacrime toccarono il terreno, diventarono semi che, germogliando, diedero la vita proprio all’Elaocarpusganitrus – l’albero di rudraksha.

Si crede che questi semi abbiano vibrazioni uniche e, sempre secondo le scritture dei Veda, si ritiene che abbiano il potere di elevare l’anima di chi le indossa, assistendolo lungo il suo percorso di crescita spirituale. Shiva stesso viene rappresentato con indosso un mala in semi di rudraksha, posizionato intorno al collo e ai polsi.

Statua di Shiva seduto in meditazione sulla riva del fiume Ganga a Rishikesh, Tempio di Tera Manzil

Statua di Shiva seduto in meditazione sulla riva del fiume Ganga a Rishikesh, Tempio di Tera Manzil

Mala con Semi di Rudraksha: gioielli spirituali tra leggenda e sacralità

I mala di rudraksha sono utilizzati come strumenti di preghiera e di meditazione sia da parte degli induisti che dai buddisti. Il significato del termine sanscrito “mala” è proprio “ghirlanda”.

Esattamente come i rosari utilizzati in altre religioni, queste collane servono a conteggiare le formule sacre indirizzate verso la divinità: sgranare un mala aiuta infatti la concentrazione sul mantra, permettendo di mantenere la mente focalizzata sull’attività di preghiera. Ma possono anche essere usati per tenere il conteggio dei respiri durante le pratiche yoga o semplicemente  possono essere indossati e portati con sé.

Come sono composti questi oggetti? Possono essere realizzati non solo con semi di rudraksha ma anche con materiali come pietre, legno o altri semi naturali. A seconda del materiale di cui si compone, il mala acquisisce un’energia unica e particolare.

I Mala: cosa sono e come si usano

Meditare con un mala di rudraksha, o anche semplicemente indossarlo e tenerlo a contatto con la pelle, può incrementare la propria abilità di concentrazione, permette di acquisire pace e chiarezza mentale, aumentare la forza e l’energia, ridurre ansia e stress.

Ti aspetto nel mio Shop per cominciare insieme il tuo viaggio nella meravigliosa spiritualità di questi rosari speciali.

Mala con semi di Rudraksha

Mala con semi di Rudraksha

Mala con Semi di Rudraksha in vendita presso Mala di Vale

Mala in semi di rudraksha e Buddha in resina

Mala in pietra di sole 6 mm e semi di rudraksha

Mala in pietra di sole e semi di rudraksha

L’albero della rudraksha è un sempreverde: il suo nome scientifico completo è Elaeocarpusganitrus e cresce sia alle pendici dell’Himalaya che in svariate altre regioni dell’Indonesia, Sud Est Asiatico e Nuova Guinea. La sua particolarità è quella di dare vita a bacche

Conosci già la cristalloterapia, le proprietà delle diverse pietre e i loro benefici sul benessere psicofisico? Innanzitutto, quando si parla di cristalloterapia si intende la disciplina olistica che racconta e spiega come influire positivamente su alcuni aspetti della nostra vita grazie

Mālā (o Mala) è un a parola sanscrita femminile che significa corona, ghirlanda, e sta ad indicare lo strumento con cui viene tenuto il conto dei mantra durante la meditazione. Essendo un sostantivo femminile, la sua traduzione dovrebbe essere “la mala”